Oltre 3 milioni di euro per la rinascita di Castel di Luco. E, verrebbe da dire senza timore di essere smentiti, per il rilancio di un intero territorio. Che non è solo quello acquasantano ma tutto il Piceno, di cui lo splendido monumento che si erge ben visibile dalla Salaria rappresenta uno dei simboli più affascinanti, con la sua forma ellittica e il suo austero aspetto di pietra medievale.

Camminare qui, aggirarsi tra le viuzze, entrare nella costruzione, visitare quelli che erano il granaio e la cappellina, la spettacolare cantina, immedesimarsi, respirare la storia è possibile anche oggi, nonostante il castello sia circondato dalle impalcature che ne hanno garantito la messa sicurezza a fine 2016, salvandolo dalla grande nevicata del gennaio 2017, a cui si aggiunsero altre scosse di terremoto dopo quelle, letali, di agosto e ottobre dell’anno prima.
Da quei tormentati mesi in poi, Francesco Amici insieme alla sorella Laura ed alla madre Maria Teresa, proprietari che sarebbe meglio definire “custodi” di questo immenso tesoro, si sono battuti in tutti i modi affinché lo stesso non perisse sotto i colpi del sisma.

Dopo essere stato infatti adibito a diversi usi nel corso dei secoli, ultimo quello di residenza intorno al 1500, fino a due anni fa era una struttura ricettiva di pregio assoluto. Ed oggi è pronta per ripartire. Ci vorranno due anni («Ma, senza promettere nulla, contiamo di farcela anche prima» puntualizza il direttore dei lavori Valerio Borzacchini), anche se in questi casi fare stime precise non è semplice vista la complessità dell’intervento e la particolarità dell’edificio. L’importo esatto stanziato per la riqualificazione è di 3.428.943 euro, con la ditta Delta Lavori di Sora (Frosinone) già in piena fase operativa.

«I lavori sono iniziati, e riguarderanno in particolare le murature, le volte che si sono aperte, i solai (verranno rifatti con lo stesso materiale originale, vale a dire legno di castagno), i tetti (che la saggia signora Maria Teresa, dopo il sisma del 1972, non volle realizzare in cemento armato a costo di rinunciare ai fondi, mossa decisiva, ndr) e tante altre opere negli interni, ricchi di finiture e dipinti» continua Borzacchini.
Emozionato, e non potrebbe essere altrimenti, Francesco Amici, che qui oltre a lavorare ci viveva: «Ringrazio tutti per il supporto, spero che Castel di Luco possa rappresentare il simbolo di un nuovo inizio per tutti, anche a livello di mentalità: non è la natura che si deve adattare all’uomo ma il contrario. Il terremoto ci ha dato un’occasione per cambiare, spero che venga colta da tutti».

A gioire con Amici, si diceva, ci sono tante componenti: dalla Regione, rappresentata dalla vicepresidente Anna Casini, all’Ufficio ricostruzione (Paolo Gabrielli) fino alle forze dell’ordine (il comandante dei Carabinieri Ciro Niglio) e al Ministero dei Beni Culturali (Paolo Iannelli), passando per la Soprintendenza (Domenico Cardamone) ed ovviamente il Comune, con in prima fila il sindaco Sante Stangoni ed il vice Luigi Capriotti. Nessuno è voluto mancare al lancio del progetto Castel di Luco 2.0.

«A tal proposito vorrei sottolineare -aggiunge Stangoni– il grande lavoro di squadra effettuato, di cui va dato il merito a tutte le componenti impegnate. Un’opera del genere è fondamentale per uno dei nostri scopi principali, ovvero quello di far venire gente in questi luoghi. Da adesso i proprietari hanno due anni di tempo per pensare alle migliori strategie per ricominciare. Ci tengo però a sottolineare che il terremoto non finisce oggi, poiché questi territori andranno sostenuti minimo per i prossimi 10 anni. Da Roma occorre si presti più attenzione, chi sta sul posto deve diventare attore principale, non tutto può essere risolto con piccoli emendamenti, occorre una legge specifica sul sisma.

«Sono felicissima per quanto si sta realizzando, Castel di Luco è un gioiello a livello regionale e adesso è divenuto anche l’esempio di come anche i casi più “complicati” possano trovare sbocco progettuale. Il messaggio che deve passare è che si può fare, soprattutto se i progetti sono fatti in maniera seria e da persone competenti che lavorano in squadra; così come accaduto con l’aggregato di Montegallo sta accadendo qui, in condizioni persino più difficili a livello pratico» ribadisce la Casini.
Da questa rupe di travertino in mezzo alle montagne picene, dunque, oggi si può godere del magnifico panorama circostante con una ventata di fiducia in più. Provando a dimenticare il passato e a guardare al futuro con un bel pizzico di lenitiva speranza.

Fonte: cronachepicene.it – 23 Novembre 2018